Integrazione, istruzioni per l’uso.

Qualche giorno fa, mentre rincasavo a piedi dopo una corsetta nel tardo pomeriggio, mi è capitato di vedere un ragazzo di colore avvicinarsi ai cassonetti della Caritas posti all’incrocio tra via Pisana e via Aspromonte. Portava con se due grosse buste di plastica colme di vecchi abiti. Mi sono fermato ad osservarlo mentre, uno alla volta, introduceva gli indumenti dismessi dentro il bidone. Nessuno l’ha visto mentre compiva un gesto di solidarietà naturalmente umano. 

E’ questa forse la forma di integrazione di cui al momento abbiamo più bisogno; quella che non ha bisogno di fare pubblicità a se stessa ma si manifesta nella vita di tutti i giorni. La quotidianità necessita di questa specie di integrazione.

Probabilmente, da qualche parte, abbiamo smarrito la strada. Nel nostro tempo dare valore alle piccole grandi cose è quantomai necessario ad auspicare un futuro diverso. anche per chi non è uguale a noi ma è altrettanto simile.

Scrivo perchè questo breve aneddoto non rimanga taciuto. Poiché rende chiaro quanto possa essere crudele e generoso l’essere umano.

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Hard a Campostaggia; una riflessione sul video denuncia.

Le reazioni sono state variopinte. Del resto il luogo è un ospedale e diciamocela tutta, oltre ai vari commenti ironici sulla faccenda, il porno riprodotto su di un computer all’interno di Campostaggia non ha fatto una grandissima impressione ai poggibonsesi. L’altra faccia della medaglia è quella che sostiene, con argomentazioni pur ragionevoli, la persona (non sappiamo se fosse un medico, un infermiere, un operatore o chiunque altro) che nel momento in cui le immagini sono state girate si trovava di fronte allo schermo.

Da alcuni commenti sui gruppi che riguardano Poggibonsi si nota che il video hard non viene digerito. E’ tirata in ballo la riservatezza personale e l’idea del porno contrasta con quella del medico (anche se, come specificato sopra non è chiaro che si trovasse a vedere quelle immagini). In altri casi i commenti recitano frasi come “è una vergogna” oppure “a casa”.

Al di là del discutere di questo credo che la questione sollevi un altro tema, quantomai attuale, ovvero la modalità e la pertinenza dei luoghi in cui viene diffuso un materiale di denuncia. E’ importante ricordare infatti che la Legge predispone dei luoghi adeguati in cui effettuare delle dovute segnalazioni. Le autorità competenti, che stanno analizzando il caso, trarranno le dovute conclusioni.

Il video ha avuto vita breve sul social network. Facebook non è nuovo a certi episodi e dopo lo scandalo Cambridge Analytica ha serrato i ranghi su privacy e Fake News. In questo caso non si parla di una falso. Alla luce di ciò credo sia necessario riflettere riguardo a veicolare materiale di questo genere attraverso un social media, nella fattispecie su di un gruppo non moderato.

Attraverso il cassonetto e quel che a Poggibonsi vi si trova. Cronaca di un incontro.

Poggibonsi, ore 17.05. Mentre stavo attraversando via Sardelli ho notato vicino i cassonetti dell’immondizia un ragazzo di colore. Con una mano reggeva il coperchio di un cassone, con l’altra rovistava veloce dentro di esso. Stava cercando qualcosa. Per terra ai suoi piedi tre grandi sacchi di nylon.

Lo avevo già visto qualche mese prima, vicino a casa mia, più precisamente a scandagliare l’immondizia nei cassonetti dietro alla sede della Pubblica Assistenza di Poggibonsi. Pensavo si trattasse di un episodio isolato e invece no. Chiedo ad una donna che incontro nei pressi di via Sardelli. Lei abita lì e racconta di averlo visto più volte portarsi via cose da quei bidoni.

Il giovane che, ormai da mesi, rovista nei cassonetti dell’immondizia di Poggibonsi.

Mi avvicino verso il ragazzo che pare avere non più di 30 anni. Lui si guarda intorno, sembra intimorito dal fatto che gli stia rivolgendo la parola. Cerco di tranquillizzarlo ma rimane sulla difensiva, dice di non voler soldi ma in caso soltanto qualcosa da mangiare. Non vuole raccontarmi dove abita. Dice soltanto che ispeziona i cassonetti con regolarità. Quel che trova di buono se lo prende; oggi pomeriggio ha rimediato un paio di scarpe.

La povertà e la disperazione a volte producono degli scenari inediti per una (non troppo) piccola città della Valdelsa come Poggibonsi. Ora come non mai occorre riflettere su queste tematiche; sulle modalità di soccorso per una situazione tragica in primis. In seguito anche su altri scenari che riguardano lo sfruttamento e la rivendita da parte di terzi del materiale reperito in mezzo alla spazzatura.

Poggibonsi, Fiorenzo e gli addobbi di vicolo Buonaccorsi.

Sono “Chiacchiere tra poggibonsesi”. Già, però a volte si sconfina un po’ e queste famose chiacchiere diventano ciance. La polemica è facile, spesso viene ricercata per insoddisfazione personale oppure per ricercare una sorta di popolarità digitale che non fa bene a nessuno. Tantomeno a Poggibonsi stessa.

POGGIBONSI NO: quello che non vorrei vedere:
Una via infiorata, eravamo in due ci guardavamo negli occhi….si cercava il “Morto” ma non si vedeva…..forse era nascosto…..

Da Chiacchiere tra poggibonsesi, post di Gabriele Turini

Foto di Guido Redi presa da Sei di Poggibonsi Se..

Stavolta è stato oggetto della discussione vicolo Buonaccorsi, una storica via del centro storico di Poggibonsi in cui da qualche tempo si è trasferito Fiorenzo, noto commerciante poggibonsese.

Ieri, per l’appunto, si è ritornati sull’argomento, già affrontato diverse volte in precedenza. Poggibonsi No, per l’appunto.

L’argomento mi ha sinceramente incuriosito, era già stato trattato ed allora ho voluto proporre un sondaggio che pure è ancora in corso ma sta ottenendo i favori dei poggibonsesi. Gli addobbi di Fiorenzo piacciono.

Spesso si parla di murales; è doveroso sapere che Via Maestra è coperta da vincoli paesaggistici. Siamo nel centro storico ed è più che lecito; e allora perché non abbellire, decorare, ricamare un vicolo con addobbi? Il gusto è personale, certo, ma non offende nessuno. Vicolo Buonaccorsi, a mio parere, non somiglia ad una casbah. Bene venga Fiorenzo con il suo (buon) gusto; ben vengano tutti i commercianti che con il loro estro rendono vivo il Centro Storico di Poggibonsi.

Mixed Media; la nascita delle “Tecniche Miste”.

Mixed Media è commistione di generi, di materiali, di stili. E’ la differenza di esperienze che la compongono. Soprattutto, Mixed Media è una nuova associazione nata da poco sul territorio valdelsano. Obbiettivo: la rigenerazione degli spazi urbani. Luoghi che respirano. Ed i loro polmoni sono per l’appunto coloro che vivono la città, gli artisti locali, i giovani con cui vengono organizzati i laboratori. Si tratta di un approccio già sperimentato; Wall D’Elsa tra Poggibonsi e Radicondoli è stata una prima esperienza, tutte le altre proposte nelle scuole della zona hanno contribuito ad accrescere le modalità di organizzazione che puntano su di una squadra ormai collaudata, solida. Su degli artisti fidelizzati che non sono soltanto writers. Si proiettano su di uno sfondo sociale di cui l’Artista ormai non può fare più a meno già dal secondo dopo guerra. Perché è troppo importante cosa succede là fuori, è necessario sapere, vivere la Strada. Cosí si può veicolare un messaggio fruibile negli spazi pubblici.

La prima uscita ufficiale dell’associazione culturale è stata perfezionata durante le due giornate di autogestione al Roncalli di Poggibonsi. E’ stato un protagonismo studentesco estremamente ordinato. 120 persone di servizio d’ordine. La memoria probabilmente è andata ai circa 2000 euro di danni raggiunti lo scorso anno. Un budget negativo non da poco e la lezione è stata imparata.

street roncali mani_

“Cercavo di raffigurare il percorso scolastico di ogni studente con un albero con un ramo. Una cosa ferma, sicura dove si sviluppa e crescono le forme di vita come il bruco e la farfalla. E’ il percorso di uno studente che fuori dalla scuola prenderà la sua strada”.

Skino

La cosa bella è che quando fai street ognuno ha un ruolo. Creare un murales somiglia ad una sorte di “manutenzione” non ordinaria. Chiunque abbia visto un muro ruvido e scalcinato nota la differenza con quelle che invece sono vere e proprie opere a cielo aperto, consultabili in qualsiasi momento.

Ognuno ha un ruolo dicevo, certo. C’è chi disegna un dettaglio, chi riempie gli sfondi e via dicendo. C’è chi fotografa, chi fa rap od hip hop.

Tecniche miste, Mixed Media per gli amici.

street roncali mani 1

“Il titolo Never Saw l’abbiamo scelto per indicare la nostra voglia di fare qualche cosa di nuovo e mai fatto in un istituto superiore della zona. Prima eravamo un po’ titubanti. Poi ci siamo convinti e abbiamo desiderato, oltre che di pitturare, di esprimere noi stessi”.

Pietro Vezzaro

Non si tratta di tenaci capriole artistiche o piroette decorative che lasciano il tempo che trovano; questo territorio è per la gran parte inesplorato ma l’identità della neonata associazione risiede proprio nel concetto stesso di arte di strada, con le sue profonde sfumature. I suoi contrasti accesi con le esposizioni d’accademia. Il tessuto sociale ne ha assai bisogno, bisogna far si che la città ci piaccia e Mixed Media ci prova con coraggio. Tutto questo lo hanno compreso al Roncalli in cui il laboratorio dal titolo Never Saw è stato preparato da una serie di incontri pomeridiani dove le ore spese a riqualificare con l’arte hanno fruttato in primis una nuova forma di relazione con l’edificio. Gli studenti si stanno riappropriando degli spazi ed hanno restituito alla scuola un muro sul quale, da adesso, vi è appiccicato anche un pezzo del loro sentimento.

Poggibonsi, una questione di buon gusto.

Giovedì 26 aprile 2018. Ore 8.00 circa. Poggibonsi, Cassero della Fortezza Medicea. Una donna, datasi alle fiamme poco prima, viene soccorsa da una persona che per caso faceva footing sul posto. La donna, nota commerciante poggibonsese, morirà nella serata del giorno stesso a Pisa.

Passano 24 ore. Il giorno successivo è già San Lucchese. La città accoglie la festa del Secco. La processione è partecipata, c’è tanta gente che rende omaggio a Lucesio e sfila dietro alle reliquie del santo patrono. Sembra tutto normale. Sembra, per così dire. I fumi delle fiamme che si sono prese la donna, il giorno prima, sono ancora nell’aria e si mischiano all’incenso che, il 28 di aprile cosparge San Lucchese, tutta Poggibonsi.

Ma la giornata nel prato delle Fate è bella, spettacolare, unica. La festa va avanti. C’è il solito via vai di persone che sale da Lucesio. E poi il panino con il lampredotto, i brigidini. È già festa. A pochi passi dal giardino delle Fate, sull’ultima panchina del camminamento delle mura di Poggio Imperiale una macchia nera. Di fuoco che (idealmente) brucia ancora. Sono passate poco più di 48 ore ed iniziano i fuochi d’artificio. Immancabili. Su Facebook (sempre sia lodato) parte il carosello di post. “Vi sono piaciuti i fuochi quest’anno?”.

Le feste popolari, quelle da paese vero, hanno anche la funzione di rimpolpare la comunità col senso di appartenenza. Forse potevamo fare qualche cosa in più e riflettere su quel dolore che, solo 48 ore prima, si era consumato a due passi dalla festa.

Poggibonsi, il Secco e i “Fochi” della vigilia.

Il termine folklore viene utilizzato per indicare tutto quell’insieme di tradizioni popolari incentrate sull’aggregazione sociale in cui si rievocano antiche pratiche. Se vogliamo parlare di cultura popolare a Poggibonsi è necessario soffermarsi sulla festa di San Lucchese, patrono della cittadina, per gli amici “I’ Secco”. Ogni anno, il 28 aprile, la comunità Francescana della basilica omonima accoglie centinaia e centinaia di persone. La classica giratina alle fate, il panino con la porchetta, il pomeriggio trascorso nel prato delle Fate a giocare a pallone, spesso nascosti a sbaciucchiarsi sugli asciugamani, volentieri ad aspettare le classiche due gocce di pioggia perché, si sa, tra San Lucchese e Romituzzo le polveri non debbono mischiarsi.

Facciamo un salto indietro. Poggibonsi, 27 aprile, ogni 27 aprile. La vigilia. Essa reca con se l’antica usanza di far bruciare in riva al fiume dei fuochi. Questo particolare tipo di tradizione, per lo più profana, popolare, è da sempre la gioia dei giovani che, incalzati dall’aspetto pirotecnico dell’opera, si dilettano nel trovare legna, pancali e chi più ne ha più ne metta.

Da una manciata di anni, per motivi di sicurezza, i tradizionali “Fochi” si erano spostati alla Magione. Più precisamente nel parco Baden Powel dove sotto l’egida dell’assoziazione Amici di Poggibonsi venivano allestiti con tanto di banda al seguito. Quest’anno nasce una nuova tradizione. In concordanza con la comunità francescana, l’amministrazione comunale ha deciso che verrà allestita una processione in pompa magna che porterà il Patrono dalla Chiesa di Santo Spirito a quella di San Lorenzo. Con tanto di benedizione dei falò, realizzati nuovamente nel petto di Poggibonsi.

 

 “San Lucchese è la festa di tutti noi e questa rinnovata vigilia sarà una celebrazione tanto più bella quanto più partecipata”. 

David Bussagli (Fonte – Ufficio Stampa Comune di Poggibonsi)

 

24/04/2014. In una nota stampa del Comune di Poggibonsi si legge:

 

“[..] L’obiettivo era quello di arrivare alla vigilia di San Lucchese con la catasta più alta, appiccare il fuoco e fare tardi in attesa di festeggiare il Santo Patrono della città.
Questa tradizione si era negli anni affievolita. Ma alcuni anni fa, in collaborazione con l’associazione Amici di Poggibonsi e con la scuola media Leonardo da Vinci, l’Amministrazione ha inteso dare nuovo vigore a questa antica usanza che è tornata ad essere molto sentita dai poggibonsesi”.

(Fonte – Ufficio Stampa Comune di Poggibonsi)

 

Due dichiarazioni diverse in due periodi storici diversi; a distanza di alcuni anni si assiste ad una nuova rigenerazione della festa di San Lucchese. Una sorta di compromesso, se vogliamo, per riportare i fochi “a casa”; con il supporto di alcune associazioni del territorio, linfa vitale di un tessuto aggregativo quantomai vivo come a Poggibonsi. Bene ma non benissimo, pare. Già, perché alla notizia del “ritorno” della tradizionale vigilia si è scatenata, come in occasione dei migliori sequel cinematografici, una vera e propria falò-mania. Tant’è che dal lungo fiume, sotto al ponte di via Galvani fa capolino una fiera catasta di pancali, pronti ad essere incendiati per la gioia del gruppetto di ragazzi che li ha disposti, con religiosa cura, uno sopra l’altro.

foco

“Ciò che vogliamo è mantenere le nostre tradizioni, quelle di Poggibonsi. Non riusciamo a capire il divieto del sindaco.  Abbiamo provato a contattarlo. Vogliamo un incontro per parlare faccia a faccia. Lo faremo, ci ha risposto e speriamo che la questione si risolva positivamente”. 

Queste le parole dei giovani poggibonsesi che stanno preparando il falò. Così come esso è nato e cresciuto contemporaneamente è emersa anche l’esigenza di un confronto con il primo cittadino di Poggibonsi.

 

 

 

“Non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perchè tu possa dirlo”

Questa frase, che pure erroneamente pare attribuita a Voltaire, perlomeno richiama alle menti l’importanza del dialogo. E della comunicazione. In questa ottica ben  venga l’incontro, ben venga un plauso ad entrambe le parti per il loro impegno ad incontrarsi.

 

 

 

 

 

My name is..Piazza Mazzini – E quell’incontro che non c’è mai stato.

Al di là delle speculazioni, gli sberleffi, gli scontri, le menate la riqualificazione di Piazza Mazzini si farà. È valso a ben poco l’attivismo del Comitato per la salvaguardia dei Cedri del Libano e se d’altro canto il PIU è stato approvato attraverso un iter che appariva convincente pare che i cittadini non siano ancora del tutto d’accordo. Sono state raccolte circa 2000 firme per bloccare i lavori ma l’amministrazione non ha battuto ciglio ed ha ribadito la sua posizione in merito al rinnovamento della stazione di Poggibonsi.

“Restituiremo ai cittadini di Poggibonsi luoghi pubblici più qualificati”.

David Bussagli

Il Piano di Innovazione Urbana ha iniziato a prendere vita nella seconda metà del 2015 per poi essere approvato a fine dicembre 2017. Successivamente la fase di approfondimento ha coinvolto una manciata di eventi pubblici in cui il Sindaco ha presentato il progetto.

La causa che ha attirato le speculazioni di stampa, curiosi, ironici è stata la vicenda dei Cedri del Libano. Naturalmente, gli intenti perorati dal Comitato sono più che nobili ed hanno coinvolto negli scorsi mesi anche figure eminenti come lo storico dei giardini Mario Bencivenni.

“Il Comune vende il progetto come grande opera pubblica ma la realtà è che questa diventerà una piazza anonima; c’è chi lascia qui dei ricordi”.

Comitato Piazza Mazzini

Una caratteristica comportamentale che colpisce del Comitato è la forte spinta motivazionale che ha generato i punti di raccolta firme, le richieste di perizie tecniche, la comunicazione messa in campo in tutti i mesi passati. E se di comunicazione si parla viene da chiedersi: che cosa sarebbe successo se l’Amministrazione avesse incontrato i cittadini? Chissà, forse sarebbe cambiato qualcosa o forse no. Di fatto in questa fase si tratta di un’ipotesi nuda e cruda che, oramai, non potrà godere di diritto di replica.